Presento a chi non c'era lo scorso incontro l'idea del mio intervento.
Premetto che questo lavoro fa parte di un ricerca che sto portando avanti e che chiamo "arti e pratiche della relazione", dove utilizzo l'arte come motore di relazioni tra le persone: scatenare incontri, dibattiti, dialoghi, pensieri, diari e altro ancora. Invito a dialogare con se stessi e con chi ci sta intorno. Lo faccio perchè credo che sia possibile - anzi, necessario! - mettere in relazione le storie individuali di ogni esistenza con la memoria collettiva, perchè credo che ogni storia, per quanto piccola e anonima, diventa importante nel momento in cui viene raccontata e condivisa, messa cioè in rapporto con il mondo.
Questa idea si traduce concretamente in progetti artistici nei quali coinvolgo altre persone nella realizzazione di disegni, fotografie, installazioni, video, performances, che siano però solo la documentazione conclusiva di un lavoro più lungo e complesso di ricerca nella memoria individuale, laddove richiedo ai partecipanti di scavare dentro di sè e di utilizzare poi l'arte, e miei suggerimenti, per comunicare e quindi rendere disponibile alla condivisione la materia del proprio vissuto.
per i paesi delle meraviglie ho pensato di invitare il nostro pubblico ad aprire una piccola finestra sul "paese" della loro infanzia, quel paese-età dove l'atto del meravigliarsi è una costante di ogni momento (puro) di scoperta del mondo fuori e dentro - ci si meraviglia anche per le emozioni o no? Realizzerò una performance dove cercherò di tessere letteralmente una trama di ricordi di infanzia, prima di tutto incrociando il mio ricordo a quello degli altri.
Mi ricordo che quando ero piccolo e stavo a casa con mia madre, che allora non lavorava fuori casa, mi capitava di restare per ore a contemplarla fare i maglioni con una strana macchina, "la macchina dei maglioni". Io mi sdraiavo per terra sotto questa specie di telaio e ascoltavo il carrello che intreccia i fili scorrere sopra di me, facendo scendere magicamente la lana intrecciata, la stessa che poi mi avrebbe tenuto caldo per l'inverno. Era una meraviglia unica: una macchina di ferro con bizzarre antenne leggere di fili metallici dove la lana scorreva velocissima, lana di colori diversi che separandosi dai gomitoli fino a farli scomparire si intrecciava per magia, a creare pezzi di maglia disegnata: cristalli di neve, foglie, renne, orsetti. Era tempo di amorevole quiete: prima aiutavo a passare i gomitoli di lana nella paraffina, poi stavo semplicemente sdraiato in silenzio, sul pavimento, ai piedi di mia mamma seduta alla sua meravigliosa macchina, E LA GUARDAVO FARE I MAGLIONI".
Questo ricordo è il punto di partenza del mio lavoro. Porterò la macchina dei maglioni di mia mamma al cinema eden, con tutto l'occorrente che non vi sto a spiegare qui perchè è un po' complesso. Chiederò al pubblico di scrivere a mano o con una macchina da scrivere, che sarà a disposizione, un breve racconto tratto dalla loro infanzia, che mi raccontino qualcosa come io ho fatto qui sopra con voi, un aneddoto, il ricordo di qualcosa che a loro piaceva fare tanto da piccoli, insieme a qualcuno della loro famiglia. In forma anonima lasceranno questo ricordo a disposizione della lettura, perchè i fogli con queste memorie verranno appesi alle pareti, o a fili sospesi a mezz'aria. Chiederò loro, inoltre, di evidenziare una frase breve, come ho fatto io qui sopra in maiuscolo: quella sarà la sintesi evocativa del loro ricordo. A questo punto entra in gioco la macchina dei maglioni. Con alcuni aiutanti trascriveremo la loro frase evidenziata su delle schede speciali, sono le schede che servono per riprodurre sulla lana i disegni o le forme attraverso l'intrecciarsi dei fili. Realizzate le schede con la loro scritta io attiverò la macchina dei maglioni e realizzaerò una sciarpa, lunga tutta la giornata, sulla quale sarà possibile leggere, uno dopo l'altro ma nella stessa memoria collettiva, i ricordi dei partecipanti.
Ecco, questo è il progetto. Laura, sorella di ester. si è proposta come mia aiutante. Ora devo mettermi al lavoro e diventare bravo come mia mamma...... per questo dovrò farmi insegnare da lei. Ed ecco che realizzo un altro degli obiettivi del mio progetto artistico: ARTE CME MOTORE DI RELAZIONI, creare l'occasione perchè le persone si incontrino.
Ciao a tutti, accetto volentieri vostri suggerimenti.
Un bacio, massi.
lunedì 15 settembre 2008
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